
Tim Berners Lee, il fondatore del WWW
Uno dei motivi per i quali ho deciso di lanciarmi in questa avventura del blog è stato quello di osservare, per quanto da un punto di vista molto parziale e, per così dire, laterale, le modalità con cui noi utenti navighiamo in Internet: come cerchiamo i contenuti, come ne fruiamo, come eventualmente contribuiamo a produrne.
Un altro obiettivo è quello di cercare di penetrare le strategie con le quali i contenuti che produciamo vengono resi ricercabili in rete e, di conseguenza, fruibili. Questo secondo tema ha un corrispettivo tecnico che gli informatici, affetti da “sindrome degli acronimi triletterali”, chiamano SEO, ovvero “Search Engine Optimization”: un insieme di accorgimenti redazionali che permettono di rendere meglio indicizzabili le pagine di un sito da parte di un motore di ricerca. Con queste tecniche, in sostanza, si cerca di aumentare la probabilità che, dato un insieme di parole inserite da un utente in un motore di ricerca, una o più pagine del proprio sito, attinenti con tali parole, siano visualizzate nei risultati il più in alto possibile.

fuffa: chiacchere inutili. Per gli informatici: 'fluff'
La mia ipotesi di partenza è stata la seguente: dei contenuti “a valore aggiunto”, che si distinguano cioè per specificità e per utilità delle informazioni fornite, dovrebbero in qualche modo “emergere” dal rumore di fondo della fuffa che imperversa in rete.
Risultato: con i primi due articoli, gli arrangiamenti di Respect e Cold Sweat, mi sono trovato nella prima pagina delle ricerche Google con le parole: “arrangiamenti per fiati“.
Successivamente, anche per altri tipi di ricerca non legati a contenuti musicali, il sito si piazza bene, il che sembra confermare questa tesi.
Osservando le statistiche relative alle parole utilizzate nelle ricerche che approdano al sito, si fanno delle scoperte sorprendenti: è un esercizio quasi cabalistico, come un discorso creato da un soggetto astratto (gli utenti Internet), scritto con uno strumento arcano (i motori di ricerca), che si sviluppa coerentemente con lo sviluppo dei contenuti del sito.
Ed ora un po’ di esempi.
“faville” da solo compare per l’80% delle volte, probabilmente uno dei motivi è il fatto che si tratta di un termine piuttosto desueto, quindi le persone ne cercano in rete il significato. La mia ipotesi è suffragata da altre ricerche del tipo:”fare faville significato“.
Sempre a proposito di faville, curioso notare ricerche come “Faville Matera” o “Faville punto vendita“, che hanno condotto al sito: spero che questi utenti siano tornati a trovarmi, anche se non c’è niente da comprare.
Dopo le faville, la musica: ha avuto un discreto successo la sigla di Lupin: questo può fornire un’indicazione sull’età media dei visitatori, che dovrebbe corrispondere alla mia (ero bambino quando trasmettevano le prime serie di Lupin). Comunque tutte le variazioni sui temi arrangiamenti, fiati, spartiti, sax, etc. hanno avuto un buon riscontro.
Terza classificata la telefonia, reo un mio articolo sul Voice over IP. Alcuni esempi:
Poi arrivano i libri, direi ex aequo Kauffman e Gary, sia con ricerche mirate, sia tramite parole chiave per i rispettivi autori (paesaggi di fitness, vecchiaia).
Chiudo con alcune ricerche buffe che hanno condotto gli avventurosi naviganti al mio sito:
Postilla tecnica:
E grazie a tutti per il vostro contributo: considero questo post un esempio, seppur indiretto, di user generated content, che ora andrò ad ottimizzare perchè si possa trovare sui motori di ricerca…la rete è lo spazio ideale dove discorso e metadiscorso si incontrano in uno strano anello. Ma questo è un altro (meta)discorso.
Ciao Zigo.
Solo ieri ho saputo del tuo sito. Bestiaccia. Me lo sto succhiando perchè dentro c’è la tua essenza. Ci sentiremo presto.
Ho venduto la tromba.
A presto.
Remigio
Ciao caro,
sono contento che tu mi sia venuto a trovare. Ho rovesciato il baule ed è venuta fuori musica, idee balzane e paccottiglia varia.
Mi dispiace che tu abbia venduto la tromba, ma penso di capire. Un abbraccio a voi.
Ciao Alberto, ogni tanto ti vengo a trovare, è come salutare un vecchio amico anche se non ti conosco affatto è una bella sensazione. Un abbraccio, Fabio.( quello delle parti dei blues brothers)