
Talete di Mileto
Lo stupore è un sentimento che dagli albori della nostra civiltà accompagna l’uomo nelle sue ricerche circa la natura delle cose che lo circondano e, più in generale, della vita.
Lo stupore è per me tanto più grande quanto più piccolo, prosaico e apparentemente insignificante è l’evento che ne determina il risveglio: è un istante in cui sembra di cogliere un senso, un principio d’ordine che informa la natura e, in qualche modo, dà un senso al tutto.
Una sensazione di questo tipo l’ho provata qualche giorno fa preparando la cena: stavo scaldando in una pentola della minestra di fagioli congelata ed osservavo, attraverso il coperchio di vetro, le meraviglie delle transizioni di fase.

una pentola (non la mia...)
L’acqua, dopo essersi sciolta, evapora ed instaura dei moti convettivi all’interno della pentola; al contatto con il coperchio di vetro, immediatamente il vapore condensa in piccolissime gocce d’acqua, che si distribuiscono in modo omogeneo sulla superficie, velandola.
Mano a mano che l’atmosfera del sistema-pentola si satura di vapor acqueo, si può notare come le gocce d’acqua aumentino di volume, per successive incorporazioni di gocce vicine dovute, credo, al calore che vince la tensione superficiale delle gocce piccole, causandone la fusione in altre più grandi.
Anche queste gocce più grandi tendono a distribuirsi in modo omogeneo sulla superficie del coperchio, secondo una trama alveolare che sembra invariante in scala, se si prende come riferimento il diametro delle gocce d’acqua.
Al superamento di una soglia critica di diametro (e quindi di massa), le gocce “crollano” e scorrono via dal coperchio ricadendo nella pentola e lasciando il posto a nuove generazioni di gocce microscopiche, che ripetono il ciclo.
Regolando correttamente il gas del fornello, è possibile instaurare un comportamento “stabile”, bello ed ipnotico. A questo punto mi sono lanciato in alcune ipotesi:
Il secondo punto credo sia più di un’ipotesi: i moti convettivi mi pare siano stati descritti mediante attrattori nello spazio delle fasi dallo stesso Edward Lorenz; gli altri due punti invece mi sembrano più arditi.
Non sono ovviamente in grado di dimostrare (e forse nemmeno di confutare) le altre due ipotesi: se c’è qualche fisico o matematico là fuori che si vuole cimentare, lo ricompenserò con un piatto fumante di fagioli!
Nella mia pur piccola esperienza di cucina, ho imparato che non si deve mai scongelare sul fuoco un alimento, ma procedere invece per gradi. Cosa ne dici di riprovare il ciclo facendo scongelare la minestra a temperatura ambiente? Avrai così molto più tempo per calcolare quanta energia in più hai consumato per questo procedimento “accelerato” (e molto più prosaicamente quanto ti inciderà sulla prossima bolletta). Buon appetito!
Riprovo volentieri, ma solo se venite a pranzo da me!
Io penso che Talete, quando si scaldava il minestrone surgelato, si faceva molte meno domande.
L’unica cosa che posso precisare è che l’aggregazione delle gocce più piccole in gocce più grandi è dovuta semplicemente alle forze di Van Der Waals mentre il calore non ha alcun ruolo se non quello di aumentare la probabilità che due goccioline si avvicinino entro il raggio di Van Der Waals.
So troppo poco della teoria dei frattali per poter dire che la tua teoria fa “acqua” da tutte le parti.
Enrico,
datti una letta al lemma “tensione superficiale” sull’autorevole Wikipedia…
Non mi sono spiegato. Non ho detto che la temperatura non inficia la tensione superficiale, ho detto che questo non è la causa dell’aggregazione. Supponi che non esistino le forze di Van Der Waals: aumentando la temperatura ovviamente la tensione superficiale cambia (al limite le molecole evaporano, sennò come farebbero?) ma non ci sarebbe aggregazione se le goccioline non fossero attratte in prima istanza dalle forze di Van Der Waals prima che entri in azione la polarità delle molecole d’acqua.
Che sbrowning… tocca precisare e smentire come Silvio I.
“non esistano”… ovviamente da purista della lingua come sono non posso darti neanche il tempo di pensare che non sia un typo.
I pochi che frequentano questo blog stanno cominciando a conoscerti, grazie ai tuoi commenti. Comunque, se vogliamo proprio fare i chiccode, ci sarebbe anche un congiuntivo mancante nella prima riga del tuo commento…:-) anche se, a tua parziale discolpa, il verbo “inficiare” non si presta molto.